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Franco e Rosetta, los "Tios Abuelitos"

Tio abuelito! Tia abuelita!

 

E’ un piccolo coro festoso che ci accoglie quando, dopo una lunga passeggiata a piedi di prima mattina attraverso Chimaltenango (oltre 100.000 abitanti, a 50 km dalla Capitale e a 35 km da Antigua), varchiamo la soglia della “Casa dei bebè” di NPH GUATEMALA.

 

Per i piccoli di Villa Alejandra (dai 2 ai 6 anni) avere la compagnia di una coppia di ultrasessantenni, che per loro potrebbero essere dei nonni (nonni = “abuelos”), è una novità assoluta. E il loro entusiasmo cresce se gli “abuelos” sono disposti – come spesso accade ai nonni di tutto il mondo – ad instaurare anche con loro quello speciale rapporto che si crea tra nonni e nipotini, diverso da quello tra genitori e figli, ma qui ancor più speciale per il fatto che quasi tutti i bebè i genitori non ce li hanno o sono assenti e i nonni (se pur ci sono) non hanno la possibilità di occuparsi dei nipoti.

 

Questi nonni poi non hanno figure imponenti e severe e allora viene spontaneo usare il diminutivo “abuelito”/ “abuelita” (nonnino / nonnina), al quale si premette l’immancabile “tio”/”tia” (letteralmente: zio/zia), che in Guatemala è un appellativo comune che prescinde dalla parentela: tutti — assistenti, infermieri, maestri, volontari, ecc. — sono tii e tie, così il direttore di NPH GUATEMALA è “tio Constan“, la responsabile dei bebè è “tia Jessica”, il coordinatore dei volontari è “tio Ole” e così via.

 

Ecco perché noi siamo stati per due mesi, “tio abuelito Franco” e “tia abuelita Rosetta” (ma qualcuno dei più piccoli diceva anche “tia abuelita Franca”...).

 

Come è strana la vita: chi avrebbe mai pensato di imparare lo spagnolo avvalendosi anche delle correzioni e dei suggerimenti di bambini di 4-5 anni (Alexis, vivacissimo e molto intelligente, è stato in questo un maestro, magari un po’ impertinente ma efficace).

 

Stare con i piccoli è stata la nostra principale occupazione per due mesi a Chimaltenango; principale occupazione, ma non unica, perché abbiamo fatto anche altro: nella Scuola, o in Biblioteca, o in aiuto ai “tortilleros”; c’è una macchina in grado di sfornare in un’ora oltre 1000 “tortillas”, che per tutti in Guatemala è alimento base, come per noi il pane.

 

I nostri piccoli fratelli di NPH GUATEMALA sono soggetti ad una disciplina piuttosto rigida, specie per quanto riguarda il mangiare e il dormire, ma come tutti i bambini del mondo, sono esigenti con chi si occupa di loro , e così tra un: “tio abuelito cargame y columpiame” (mettimi sull’altalena e spingimi) e “tia abuelita, quiero pintar” (desidero pitturare), le giornate erano movimentate e piuttosto faticose, ma piene e gratificanti sotto il profilo affettivo.

 

E poi le giornate non erano tutte uguali e ripetitive, perché con i piccoli della Casa dei Bebè e/o con quelli più grandicelli si facevano escursioni: al Parque Municipal dotato di piscina all’aperto, a Città del Guatemala a Teatro e allo Zoo, ad Antigua per seguire le tradizionali Processioni del Venerdì Santo; naturalmente i trasferimenti avvenivano con gli Scuolabus di NPH”, sovraffollati e ……avventurosi, come tutti gli autobus in Guatemala. erano

 

Ricordiamo una escursione per tutte, quella ad Antigua, che è stata davvero un’esperienza straordinaria: i piccoli tenuti per mano nella Processione perché non si perdessero, il gelato per tutti, la refezione seduti sotto i portici della bella Piazza della Cattedrale; per i bambini era una festa….e i passanti si fermavano e rivolgevano parole di elogio e di incoraggiamento ai bambini ed a chi si prendeva cura di loro...

 

E’ particolarmente in queste circostanze che i piccoli si dimenticano dei loro trascorsi, dei loro problemi (non ce n’è uno che non ne abbia); problemi seri, non problemi falsi o ingigantiti, come spesso avviene qui da noi; e non è sufficiente che l’Istituto dia loro un tetto, e da mangiare e un po’ di istruzione e di svago: hanno un grande bisogno di attenzioni e di affetto, quello che hanno non basta mai.

 

E così per due mesi, ai nostri otto nipotini italiani se ne sono aggiunti tanti altri, che rimarranno nella nostra memoria, ognuno con le sue peculiarità, i suoi pregi e i suoi difetti, la sua vivacità ed i suoi sorrisi allegri dei momenti buoni o la sua chiusura e gli occhi tristi dei momenti no, ma sempre e tutti portatori dello stesso pressante invito: amateci e aiutateci a crescere.

 

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–Franco e Rosetta

 

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