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Covid 19, aggiornamenti da Haiti dove i casi sono in forte aumento. Dona ora!

 

I numeri dei contagi COVID in Haiti sono in crescente aumento, oltre mille i casi che è stato possibile accertare in questo poverissimo Paese con pochissimi mezzi di diagnosi, prevenzione, cura.

 

L'ospedale pediatrico NPH St. Damien e l'ospedale per famiglie St. Luc hanno già accolto molti malati e continuano a farlo. Ora sono loro ad avere urgente bisogno di aiuto!

 

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Padre Rick racconta come affrontano l'infezione:

 

"Lezioni dal Covid-19"

 

 

"Come ha affermato un amico medico americano,.

Qui in Haiti continuiamo a imparare dall'esperienza dei colleghi in Europa, negli Stati Uniti e dalle nostre stesse esperienze in prima linea.

Ogni giorno impariamo cose nuove e proprio ogni giorno dobbiamo rivalutare ciò che pensavamo di aver appena imparato.

 

Abbiamo iniziato a curare i pazienti COVID protetti solo da mascherine di stoffa realizzate con accappatoi donati dall’Italia e occhiali di plastica da $ 1 che usano i saldatori. Questo perché le scorte mondiali di normali DPI erano pochissime a causa dei livelli di contagio molto alti in Europa e USA.

 

Da allora, per fortuna, molte persone si sono fatte avanti per aiutarci a trovare i giusti DPI di cui abbiamo bisogno per sentirci al sicuro e protetti mentre ci prendiamo cura direttamente delle persone infette dal virus.

 

Nelle fasi iniziali della pandemia, ci è stato detto che il COVID sarebbe stato come una cattiva influenza e che avrebbe interessato solo i polmoni, con una mortalità pari al  2%.

Ora, avendo istituito delle unità per le malattie respiratorie sia al St. Damien che al St. Luke, comprendiamo che porre l’attenzione solo sui polmoni e alle malattie respiratorie è molto limitato e pericoloso. Perché in realtà sono molti gli organi del corpo umano che possono essere danneggiati dal COVID.

 

Un collega medico ci ha ricordato quel detto relativo alla sifilide (che provoca gravi danni a molti sistemi del corpo e assume le sembianze di una grande varietà di malattie).

E ora sembra lo stesso per il COVID 19.

 

Inizialmente, abbiamo separato gli ingressi agli ospedali St. Luc e St. Damien per "pazienti con  CORONA o SOSPETTO DI ESSO” e “tutti gli altri”. Ma questo duplice percorso è stato completamente messo in discussione perché il doppio pensiero rischiava di farci abbassare la guardia rendendoci maggiormente vulnerabili.

Infatti, dopo due casi di pazienti positivi al COVID ricoverati al St Luke, ora abbiamo anche due medici infetti (e altro personale medico in quarantena); per questo abbiamo saggiamente adottato il singolo percorso di prevenzione.

 

All'inizio del COVID era importante anche assicurarsi che esistessero abbastanza ventilatori meccanici per gestire tutti i casi infettivi. Ad Haiti sarebbe difficile trovarne anche 6. Ma ad ogni modo, le statistiche hanno mostrato tassi di sopravvivenza molto bassi per le persone che necessitano di ventilazione meccanica per COVID.

Il nuovo obiettivo è diventato così "come evitare la ventilazione meccanica?", studiando la cosiddetta "tempesta di citochine", una reazione molto forte al virus da parte del sistema immunitario della persona, a causa del quale il corpo si danneggia.

 

Le discussioni mediche hanno incluso ipotesi per indurre l'immunosoppressione nei pazienti al fine di evitare questa tempesta (un'idea controintuitiva, poiché il tuo corpo ha bisogno di combattere il virus invasore del coronavirus attraverso il tuo sistema immunitario. È proprio a questo che serve il sistema immunitario!)

 

Il pensiero rappresentava una speranza, se fossi stato in grado di far superare a qualcuno il pericolo della tempesta di citochine.

 

Poi c'è stata la scoperta dei "felici ipossici", i cui livelli di ossigeno nel sangue erano così bassi che avrebbero dovuto ricevere ossigenoterapia immediata e intensa..il problema è che il loro corpo non riconosce la carenza di ossigeno — e non li fa sentire malati. È come non sentire il ticchettio di una bomba che sta per esplodere proprio accanto a te. Il virus causa una disconnessione tra il centro della respirazione nel tronco encefalico e l'allerta del cervello a cuore e i polmoni perché aumentino il loro lavoro.

 

L'importante aggiustamento nella cura del paziente è riconoscere gli "ipossici felici" prima che diventino ipossici senza vita, usando un pulsossimetro e identificando presto quando i livelli di ossigeno sono inferiori al 95% (e specialmente sotto il 90%), trattandoli presto con ossigeno.

 

Un'altra speranza è che un cocktail di azitromicina, clorochina e zinco, possa contribuire a ridurre la gravità della malattia. Stavamo somministrando questo mix di farmaci, fino a quando non sono stati segnalati effetti dannosi in altri paesi. Potrebbero esserci comunque dei benefici se somministrati all'inizio dell'infezione. Ma ad Haiti non abbiamo modo di sapere quando è “l’inizio”.

 

Dal 16 marzo, data della comparsa ufficiale del COVID 19 ad Haiti, abbiamo già ricevuto oltre 200 casi sospetti, a partire dai 17 anni...

Sono venute principalmente persone povere e qualcuno dalla classe media.

Molti di loro sono anche malati di altre malattie come tubercolosi, HIV, diabete, asma, ipertensione, insufficienza cardiaca, anemia, anemia falciforme, malnutrizione e molti altri problemi.

La nostra possibilità di effettuare test è molto limitata anche se sta migliorando, lunghe le attese per l'esito dei test, le uniche "vere" informazioni che possono essere comunicate sono i positivi confermati.

 

Dei nostri 200 pazienti sospetti, circa 115 sono stati in grado di tornare a casa con semplici trattamenti e istruzioni sull'isolamento.

85 avevano bisogno di ricovero in ospedale, e di questi, 13 sono morti.

Degli 85, circa 20 erano ufficialmente COVID, accertati con il test. Dei 13 decessi, 3 erano ufficialmente COVID, accertati con il test.

Ecco cosa sta succedendo ad Haiti.

Molte persone qui non credono che la malattia sia reale, credono sia una invenzione del Governo per ottenere denaro sotto forma di aiuti internazionali.

 

Molte persone non si fidano del Governo, del Ministero della Salute, dei media e non vogliono andare negli ospedali per essere controllati da loro.

 

Molte persone mescolano cause “spirituali” con la malattia reale e vogliono lasciare l'ospedale per cure alternative.

 

Per molte persone la malattia COVID porta vergogna e paura. La paura è soprattutto di essere attaccati o uccisi da persone che li accusano di aver diffuso la malattia.

 

La maggioranza delle persone che vengono da noi ha enormi problemi economici e sociali: non sanno dove vivere, non hanno nulla da mangiare, niente lavoro.

 

Questi fattori portano a molta aggressività, a disturbi del pensiero e del comportamento, che sono spesso rivolti a noi, le persone che si prendono cura di loro.

 

Quando nei mesi scorsi è arrivato il COVID 19 per la prima volta, ci siamo affrettati a rinnovare la vecchia ala dedicata al colera dell'ospedale St Luc. Abbiamo sollevato il tetto per aumentare il flusso d'aria e ridurre il calore e abbiamo sistemato i servizi igienici e le docce. Abbiamo cosi recuperato 40 letti covid.

 

Abbiamo dovuto rinnovare l'elettricità (luci e ventilatori), comprare sedie e aggiungere un televisore per distrarre i pazienti.

 

Con l'aumentare dei casi di covid abbiamo creato una nuova area per le famiglie, così che possono rimanere vicini ai loro cari e aiutare con l'assistenza, con una cucina, dei letti, acqua potabile ed elettricità. Ciò ha richiesto la costruzione di semplici ripari, il rinnovo di una cucina, l'acqua corrente e le linee elettriche.

 

Una volta spostata l'area familiare, siamo stati in grado di rinnovare l'area in cui erano accolte le famiglie, in particolare i servizi igienici e le docce, aggiungendo così altri 40 letti.

 

Abbiamo anche trasformato la clinica ambulatoriale in un'area COVID, con 10 letti aggiuntivi.

 

Quindi ora abbiamo 90 letti COVID e possiamo aggiungere letti valutando bene dove (ad esempio a Villa Francesca, nel magazzino di Francisville, Nella scuola superiore APJ, ecc.) secondo la necessità, poiché il picco mortale del virus sta arrivando.

Lo faremo man mano che saranno disponibili più fondi e, inoltre, per quanto possibile, metteremo i controsoffitti per ridurre il calore.

Piano piano aggiungeremo: refrigeratori, zanzariere, tende per la privacy, ecc.

 

Ecco come stanno le cose, due mesi dopo l'arrivo di questa pandemia in Haiti.

Stiamo facendo del nostro meglio, considerando le circostanze in cui lavoriamo e i nostri mezzi. Eppure il nostro meglio è dolorosamente lontano dall'essere perfetto.

 

Infine, rilasceremo presto una preghiera cantata dai nostri giovani, in età scolare un piccolo coro composto dagli studenti delle scuole di strada St. Luc e NPH

È una preghiera per Haiti e per il mondo, mentre viviamo questo periodo di pandemia.

 

Un'antica invocazione allo Spirito Santo (vecchia di oltre 1.000 anni)  combinata con un inno creolo.

Grazie per il vostro sostegno, continuate ad aiutarci"

P. Rick Frechette

Canale Notizie - 29-05-2020 - Segnala a un amico


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