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Team 71. Claudio, Morena e Ilaria, volontari su Nave Fulgosi, hanno assistito oltre 1000 persone, tra le quali donne e bambini.

 

Continua l'impegno della Fondazione in soccorso ai migranti che arrivano nel Canale di Sicilia.

 

Dal 4 aprile sono imbarcati su Nave Fulgosi tre volontari sanitari, Claudio, anestesista al suo terzo imbarco, Morena, ostetrica al suo secondo e Ilaria, infermiera che fanno parte del team 71.

 

12 aprile

 

"Abbiamo fatto ben tre recuperi di cui uno notturno, nel primo evento abbiamo recuperato 122 persone di cui 4 donne e 15 minori, nel secondo abbiamo recuperato 151 persone, di cui 4 minori, nel terzo evento 104 migranti, di cui 40 donne (due gravide avanzate e due allo stadio iniziali) e due minori. In totale abbiamo soccorso 507 persone, tutte provenienti dell'Africa Subsahariana in buone condizioni a parte un caso di crisi epilettica.

Il team ha funzionato come sempre in maniera ottimale e l'integrazione con l'equipaggio è stata fantastica. A bordo siamo coccolati e assistiti.

Visto le condizioni del mare prevediamo che ci saranno quasi sicuramente nuovi avvistamenti.

Un abbraccio"

Claudio

 

 

13 Aprile

 

"Abbiamo soccorso 558 persone e attualmente sono sul Nave Fulgosi. Ci stiamo dirigendo verso Reggio Calabria dove sbarcheremo tutti domattina, non credo che una nave cosi piccola abbia visto spesso imbarcate di questo tipo. In due giorni abbiamo soccorso circa 1000 persone.

 

Ieri circa 200 erano ammassati in un barcone di legno (ormai se ne vedono pochi), abbiamo anche temuto il peggio per un attimo, ovvero che ci potessero essere anche morti o ustionati gravi, invece, per fortuna, è andato tutto bene. A parte tante donne ferme in Libia da mesi, maltrattate e picchiate. Sto cercando di farmi raccontare le loro storie anche per cercare di diffondere conoscenza su quello che devono subire queste persone per poter solamente sognare un futuro migliore.

 

Questa è un'esperienza incredibile. Ringrazio la Fondazione Francesca Rava perché è davvero quello che sognavo di fare da sempre. Sono esattamente dove erano anni che volevo essere, tutti sono incredibili, dai ragazzi del Battaglione San Marco, che fanno un lavoro spettacolare e che senza di loro tutto questo non potrebbe essere mai possibile, all'equipaggio, che ci sta coccolando come fossimo delle figlie.

 

Sto facendo una delle cose più belle del mondo. Aiutare chi sta peggio di me. Non c'è niente che mi renda più felice"

Ilaria

 

"Ero già stata a novembre scorso sul pattugliatore Comandante Bettica e al mio ritorno ho portato con me un'esperienza bellissima data dall'accoglienza infinita che il comandante Iavazzo e il suo equipaggio mi hanno riservato. Felice per l'esperienza sono rientrata senza aver raggiunto l'obiettivo, nessun recupero. Per questo ho deciso di ripetere l'esperienza. Questa volta sono stata imbarcata sul pattugliatore Cigala Fulgosi, anche qui un'accoglienza fantastica, il Comandante, Laghezza un uomo, un formatore deciso e determinato guida un equipaggio di giovani uomini e donne preparati e molto uniti. Una grande famiglia che ha accolto me e i miei colleghi della Fondazione Francesca Rava con amore e rispetto.

Questa volta abbiamo assistito circa 1000 persone in 4 giorni, dopo un iniziale screening e la registrazione abbiamo dato a alcuni di loro abiti asciutti e poi sistemati sul ponte di volo gli uomini e all'interno dell'Hangar donne e bambini. Inoltre, abbiamo creato un'area "critica" per i casi meritevoli di assistenza sanitaria continua. Io nello specifico mi sono occupata delle donne gravide, per un totale di 15 circa nei vari recuperi. In particolare nel secondo evento che si è concluso con lo sbarco di 558 persone a Reggio Calabria le "mie mamme" erano 10. Di loro mi hanno colpito varie cose, la prima in assoluto è che più del metà erano di circa 5/6 mesi... Stesso periodo di gravidanza, corrispondente al tempo di attesa in Libia per imbarcarsi. Inoltre tutte sole... Tra di loro c'era una donna a termine che ha iniziato a avere qualche contrazione la seconda e ultima notte di permanenza a bordo. Per lei avevo creato un angolo riservato dove facevo un monitoraggio cardiotocografico a intermittenza per conoscere il benessere fetale e la frequenza delle contrazioni. Un'altro caso è stato di una donna al suo primo figlio, che in realtà aspettava due figli e lo abbiamo scoperto insieme, durante l'esecuzione di una prima ecografia fatta a bordo.

Torno con impresso nella mente gli occhi spaventati del loro arrivo, ma sono sollevata perché dopo la nostra assistenza sono scesi a terrà tutti sorridenti, gli adulti perché sono riusciti a raggiungere l'Italia e i bambini perché dopo il buio del mare hanno trovato qualcuno motivato come tutti noi che li ha fatti giocare con i palloncini fatti con i guanti e fatti giocare. Grazie alla Fondazione Francesca Rava e alla Marina Militare per avermi fatto vivere questa esperienza che sicuramente ripeterò."

Morena

 

"Ho lasciato volutamente passare del tempo dal rientro perché le emozioni decantassero, per evitare di scrivere a caldo.

E' stata la mia seconda missione e anche questa volta abbiamo soccorso migliaia di persone, anche questa volta ci siamo immersi nella varia umanità di persone che alle spalle hanno storie di ordinaria miseria tanto da spingerle alla follia del viaggio della speranza. Perdonatemi la licenza della speranza perduta.

I motivi del perché esseri umani di ogni ceto si spingono a questo sono facilmente intuibili, quello che è meno intuibile è come finirà. Ma questa è un altra storia. A noi il compito di aver almeno lasciato aperto un possibile finale che non sia quello di morte.

Tornando alla missione, poco è cambiato dalle altre, gli stessi odori di un'umanità disperata, gli stessi sguardi di un'umanità impaurita, gli stessi sorrisi di chi è strappato ad una fine incerta.

Lo stesso incredibile ed impagabile lavoro della Marina Italiana.

La stessa indifferenza da parte del mondo, questo è quello che mi ha turbato di più.

Finisco questo ricordo con un poco di amarezza e di tristezza che mal si contrappongono alla certezza di aver fatto del nostro meglio per evitare che nel mediterraneo ci fossero ancora più morti di quelli che già occupano i suoi fondali, ma che inevitabilmente rimangono nella mia mente e nel mio cuore come il sorriso dei bambini, il bacio delle mamme e gli abbracci degli uomini strappati al mare."

Claudio

Canale Notizie - 13-04-2016 - Segnala a un amico


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