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Emergenza Lampedusa, continua l'ondata di migranti. Recuperate da Nave San Giorgio e dal team 12 circa 750 persone.

 

"Oggi, 2 aprile, stiamo facendo rotta su Porto Empedocle con circa 750 migranti a bordo. La polizia deve ancora terminare i riconscimenti ma sembrerebbero essere quasi tutti eritrei; un numero estremamente alto di donne, circa il 35% (generalmente sono intorno al 10 — 15%), tra le quali 7 in gravidanza e tantissimi bambini piccoli.

 

L'operazione di salvataggio è cominciata ieri pomeriggio, con il recupero di oltre 400 migranti da un barcone. In serata ne abbiamo recuperati altri 320, che prima sono stai fatti salire su nave Vega e poi traseferiti su Nave San Giorgio.

Nel primo caso, le condizioni generali erano buone, con due donne incinte al primo trimestre. Il team sanitario, composto dal medico di bordo, 4 infermieri e dal nostro team di volontari guidato da Claudio, anestesista, Andrea, medico di Pronto Soccorso, Francesca, ostetrica e Patrizia, infermiera, ha gestito agilmente le persone che avevano bisogno di assistenza, compresi alcuni ricoveri.

Con l'arrivo del secondo gruppo di migranti ho visto con orgoglio il nostro team controllare e risolvere una situazione di grave emergenza: una donna al quarto mese di gravidanza in stato di incoscienza, traportata su un gommone del battaglione San Marco e una donna con sospetta frattura al bacino che urlava disperatamente. Bravi tutti, bravissimi Claudio e soprattutto Francesca, che nonostante fosse sotto sedativi per il mal di schiena, fino a notte fonda ha assistito questa signora e altre due gravide (al nono e quarto mese).

 

LEGGI LE TESTIMONIANZE DEI PRECEDENTI TEAM DI VOLONTARI

Umanamente è una esperienza molto forte, mi metto nei panni di queste donne con i loro bambini, sole (i mariti, spesso, sono già arrivati in Europa oppure sono stati lasciati in patria con altri figli o in altri paesi africani) che da oltre un anno sono partite dall'Eritrea, passando dal Sudan, che hanno attraversato il Sahara e sono finite segregate in Libia per mesi, prima di essere scaraventate su un barcone. Zero bagaglio. Zero soldi. Tantissima speranza e un'unica domanda: quando arriviamo in Italia?

Mi sono resa conto vedendolo con i miei occhi che la macchina organizzativa che sta dietro Mare Nostrum è gigantesca,  tanta precisione organizzativa e risorse in campo, di uomini e mezzi. Sono impressionata e felice di essere paret di questa missione con tanti volontari che si sono messi al servizio."

Emma, volontaria della Fondazione Francesca Rava — NPH Italia Onlus e coordinatrice di questo progetto con Andrea, Francesca e Patrizia

 

Le testimonianze del team 12 al rientro in Italia:

 

"La sensazione di essere dentro questa importante missione sanitaria della Fondazione Francesca Rava al fianco della Marina Italiana è unica. Come unica è la riflessione, che si estende su due livelli.

Quello professionale, sicuro, basato su anni di esperienza e reazioni ormai automatiche e collaudate che ti permettono di dare e fornire risposte al massimo della tua efficienza. Il livello della sicurezza, della tranquillità e della gratificazione di aver fatto al meglio il tuo dovere e di essere stato effettivamente di aiuto, che ti consente di restare asettico e distante, il piano del professionista.

Esiste poi il secondo livello, quello dell'uomo, che inaspettattamente ti porta verso vie pericolose, verso emozioni dirompenti, verso lacrime spontanee, il livello della vulnerabilità, della paura che leggi negli occhi, del gioco ad oltranza dei bambini e che non sai spiegarti proprio perche non sei più bambino. Quel livello che ti fa scoprire un mondo fatto di momenti che ti restano nella mente come piccole fotografie, di odori di varia umanità che ti stordiscono, di gesti e gestualità fatti da uomini che si chiamano soldati che invece diventano i più teneri e attenti custodi di queste creature. Ecco cosa, a caldo, esplode dentro di te....ecco cosa a caldo sei in grado di raccontare...."

Claudio, anestesista di Milano

 

"Qualcuno potrebbe pensare che fare il medico preveda essere preparati a tutto, ad ogni tipo di malato e ad ogni tipo di situazione. Forse questo può essere in parte vero, ma grazie all'impegno della Fondazione Francesca Rava, che supporta l'operato della Marina Militare Italiana qui nell'operazione Mare Nostrum, ho potuto entrare in contatto con una realtà straziante che onestamente la normale quotidianità delle nostre vite ci porta a volte a dimenticare. Qui su Nave San Giorgio, nel limite delle nostre possibilità, si cerca di creare un piccolo cambiamento nei gesti e nei valori che fino ad ora questi Uomini hanno incontrato durante il loro viaggio: a mesi o anni di cattiveria, disagio, pestaggi, fame e sofferenze di ogni genere, noi rispondiamo nella nostra semplicità con una mano tesa, un sorriso, una parola di conforto, una pastiglia o una flebo, una tuta nuova... Qui si cura la violenza, e sono convinto che la Fondazione Francesca Rava qui come in Haiti, stia dando un bellissimo esempio."

Andrea, medico di pronto soccorso di Milano

"Questa mia seconda missione sul campo come volontaria della Fondazione Francesca Rava è ancora una volta un'esperienza positiva, di grande arricchimento professionale e umano, in Haiti come nel mar mediterraneo.

Poter dare il mio aiuto nel salvataggio di tante persone è stato per me di forte impatto emotivo. Uomini, donne e bambini protagonisti di una vera e propria odissea, spesso iniziata mesi, anni prima. Lasciano tutto per un salto verso l'ignoto, senza alcuna garanzia di successo.

Mi ha colpito particolarmente l'affermazione di una donna che, alla mia domanda se in Europa avesse già parenti o amici, ha risposto "solo tu, my sister"..."

Patrizia, infermiera di Cuneo

"Mi sono imbarcata a fine marzo su Nave San Giorgio, e qui ho ritrovato la stessa atmosfera collaborativa che avevo sperimentato il mese precedente su Nave San Giusto. E immediatamente ha preso il via una nuova fase della missione: con i miei tre colleghi volontari della Fondazione, insieme al team sanitario della Marina, nel giro di poche ore ci siamo trovati a soccorrere molte persone tra le oltre 750 recuperate da due barconi in pericolo di affondamento. C'erano tra loro 7 donne gravide, la maggior parte tra terzo e quarto mese, in buone condizioni generali. Mi sono dedicata particolarmente a una giovane donna eritrea all'ottavo mese di gravidanza. Con Emma mi sono soffermata a parlare a lungo con lei, che si esprimeva in buon inglese. Era diretta in Norvegia, dove il marito la attendeva. Viaggiava da sola, partita dal suo paese da oltre sei mesi. Ho riflettuto su fatto che Dio l'ha fatta nascere in un luogo pieno di luce e di sole, ma le circostanze della vita la porteranno, se sarà così fortunata da raggiungerlo, in un paese freddo e senza sole, su un diversissima latitudine; guardandola nel suo vestitino leggero mi sono chiesta come farà ad adattarsi. Ma la volontà di riunire la sua famiglia e far sopravvivere suo figlio, sono certa le darà forza per affrontare qualsiasi avversità."

Francesca, ostetrica

 

"La mia presenza al fianco del nostro team sanitario su Nave S. Giorgio è di semplice osservatrice, come coordinatrice di questo progetto era mio dovere esserci per capire, per esser in grado di continuare ad aiutare al meglio delle nostre possibilità. Dopo tante missioni in Haiti sono salita a bordo tranquilla nella mia certezza di avere vissuto cosi tanti incontri con il bisogno e con la speranza, così tanti scontri con la morte e altrettanti miracoli di rinascita, e in più, i racconti dei nostri 30 volontari che si sono avvicendati in missione sulle navi della Marina Militare negli ultimi 6 mesi mi avevano già detto tutto, tramite loro era come se fossi già stata lì.

Invece ora, dopo che su questa nave, non potendo rendermi utile in altro modo, ho incoraggiato le mamme e preso in braccio i loro bimbi, dopo che ho visto accogliere, nutrire, curare centinaia di persone, dopo che tutti sono stati portati salvi a terra, tengo chiuso nei miei pensieri e ancor più stretto nel cuore un ricordo che mi spiazza. Ritornano a me due ragazzini soli, seduti in infermeria. Scalzi, stracciati, impolverati, spaventati. Avranno avuto dodici anni, l’eta di mia figlia. Uno di loro mi ha fatto capire che nessuno li accompagnava. Che qualcuno prima del mare li aveva picchiati e legati. L’altro aveva occhi grandissimi, lucidi di febbre e di lacrime. Cercavo il suo sguardo e non riuscivo a trovarlo. Mi avvicinavo, gli prendevo la mano e i suoi occhi si spalancavano ancora di più. Aveva paura di me. La mia attenzione lo terrorizzava. L'ho abbracciato forte e lui è scoppiato in lacrime. Chissà dov'è adesso."

Emma

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causale: emergenza Lampedusa

 

 

Canale Notizie - 02-04-2014 - Segnala a un amico


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