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Natale 2020, il messaggio di speranza di Padre Rick da Haiti: "c'è luce da trovare nell'oscurità più profonda, speranza da trovare nella disperazione più oscura"

"Cari familiari e amici,

ho avuto la possibilità di conoscere molte persone straordinarie in 40 anni da sacerdote passionista e 20 anni come medico; specialmente donne, la cui resilienza è incredibile. Spesso incontri le persone più straordinarie, quando si tratta di chi ha sofferto profondamente nella vita.

 

Il profeta Isaia (42: 3) parla dell'attenta coltivazione da parte di Dio del cuore ferito, dicendo del Messia:

"Una canna sbattuta non si spezzerà, e uno stoppino che brucia fiocamente non si spegnerà; porterà fedelmente giustizia".

Alcune di queste donne eroiche, che per la crudeltà della vita sarebbero già dovute essere delle canne spezzate e candele spente,  sono tra i rifugiati della violenza di Port au Prince.

Le loro pietose baracche sono state bruciate dai banditi, gli uomini della famiglia uccisi davanti a loro, alcune delle loro giovani figlie violentate.

Eppure, nonostante ciò, desiderano vivere una vita migliore.

 

Il mio incontro con loro negli ultimi mesi è stato nel cercare di dare a una sessantina di famiglie una via d'uscita dalla loro oscurità: un alloggio temporaneo in una zona senza continue sparatorie, cibo per alcuni mesi, un microprestito per iniziare un lavoro.

Sessanta non sono tante quando ci sono centinaia di famiglie del genere. Ma è quello che ci possiamo permettere oggi.

 

Gesù ci ha mostrato che a volte anche cinque pani e due pesci sono un ottimo inizio.

Sì, queste donne vogliono vivere, non importa quanto siano le probabilità che non accada. Vogliono proteggere i loro figli e aiutarli a trovare un domani migliore.

Anche Maria, Giuseppe e il loro bambino Gesù erano profughi, in fuga da Betlemme per l’Egitto, per sfuggire a un re assetato di sangue che voleva uccidere il loro bambino.

 

Quando recentemente ho incontrato alcune di queste donne (era una domenica mattina ed eravamo vicino alla cattedrale) accanto a noi è scoppiata una guerra tra bande. Spari ovunque.

Ho detto loro che avremmo dovuto rifugiarci nella cattedrale fino a quando la sparatoria non fosse terminata.

Tre donne anziane (Madame Mano, Madame Helene, Madame Philomene) sono salite nella parte posteriore della mia macchinina e mi hanno detto: "No, ti porteremo via di qui sano e salvo".

 

COSA?

 

Erano donne fragili, molto povere, eppure belle nel vestito piu bello posseduto, quello della domenica e nel loro coraggio! E’ stato surreale.

Ti porteremo fuori di qui. Fai quello che ti diciamo. Noi staremo sul retro della jeep."

All'improvviso, ero io, il rifugiato, e queste rifugiate erano i Magi che seguivano la "stella" per trovare la via della pace.

 

Ci sono molti piccoli percorsi labirintici in tutte le baraccopoli affollate, chiamati "corridoi" — vietati alle sparatorie in modo che le mogli, le madri e le nonne dei banditi possano passare in sicurezza per procurarsi cibo, acqua e carbone per cucinare.

Ero sotto le ali benigne di tre angeli “nonna” (solo per scoprire più tardi che sono più vecchio di tutte loro!).

Le vittime di queste sparatorie tra gang non sono poche, la maggior parte, vittime innocenti, anche i loro figli.

Il suono del pianto e del lutto è lancinante. Gli stessi lamenti sentiti a Betlemme il primo Natale, dopo il massacro degli innocenti.

Si udì una voce a Ramah, pianto e forte lamento, Rachele che piangeva per i suoi figli; ha rifiutato di essere confortata, perché non ci sono più ". (Matteo 2:18)

 

Lamenti e persino il sangue invocano ancora Dio dalla terra, in supplica per la giustizia.

 

Una delle vittime più giovani di questa sparatoria è stato Brenson.

Ha 14 anni, ma sembra averne 10 perché è così piccolo.

Ha perso l'uso di entrambe le gambe ed è limitato nell’uso di un braccio.

Le suore ce lo hanno portato da un centro di rifugiati, giaceva su una stuoia sporca, e aveva sviluppato piaghe da decubito profonde e marce che ora hanno bisogno di essere curate.

 

Mentre davo il benvenuto a Brenson, una versione rap di una musica natalizia è passata alla radio.

All'improvviso, ogni muscolo del suo corpo che ancora poteva muoversi ha cominciato ad ondeggiare con la musica, e un sorriso luminoso è apparso sui denti bianco perla, lasciando il resto del suo corpo paralizzato,  inutile.

Brenson è vivo e felice di esserlo!

 

"Quando Elisabetta udì il saluto di Maria, il bambino danzò nel suo grembo ed Elisabetta fu piena di Spirito Santo." Luca 1:41

Questo è il cuore del Natale.

 

Da molti mesi ormai, i rapimenti ad Haiti di nuovo dilagano e molte persone stanno rivivendo tutti gli orrori che si verificano ogni volta che gli esseri umani sono oggetto di traffico, tenuti in schiavitù e degradati come merci.

In questo momento tragico, è di nuovo importante meditare sul significato più profondo degli appellativi di Gesù, Salvatore e Redentore.

Un salvatore troverà un modo per tirarti fuori da acque mortali.

Un redentore si tufferà per prenderti.

Un redentore si incarnerà e pagherà un prezzo enorme per salvarti.

 

Per Gesù, il prezzo da pagare è stato inimmaginabile e indicibile: la morte di Dio.

Il messaggio del Natale è che c'è luce da trovare nell'oscurità più profonda, speranza da trovare nella disperazione più oscura.

Il primo Natale, come le nostre vite, è stato tanto amaro quanto dolce.

Le prime icone cristiane della natività catturano questa verità in un'immagine sacra: la culla di Gesù oscilla su una tomba che si spalanca lentamente.

Il Natale parla della vita come la conosciamo veramente, e che quest’anno abbiamo tutti conosciuto, in tutto il mondo: sfide punitive e tempi tumultuosi, in particolare la pandemia di COVID 19, che ha cambiato totalmente le carte in tavola.

 

Ora ci viene data la possibilità di trovare il nome del vero gioco.

Il profeta Isaia ha detto del Messia

"Lo spirito del Signore Dio è su di me, perché il Signore mi ha unto; mi ha mandato a portare la buona novella ai poveri, a guarire i cuori spezzati, a proclamare la libertà ai prigionieri e a rilasciarli, annunziare un anno di grazia da parte del Signore e un giorno di vendetta da parte del nostro Dio."

 

Possiamo celebrare il Natale quest'anno tenendo nei nostri cuori coloro che sono attualmente rapiti, disperatamente poveri e con il cuore spezzato? Ognuno di noi può, a modo suo, mettersi in gioco, “incarnandosi” per cercare di aiutarli?

 

Ci sono motivi di preoccuparsi pensando a questo.

Il peso del mondo può diminuire la luce nei nostri occhi e, nel tempo, trasformare la nostra speranza in cenere.

 

Ho detto all'inizio di questa riflessione che a volte una profonda sofferenza può generare persone piene di sentimento.

Ma una profonda sofferenza può anche essere mortale.

Recentemente ho letto un racconto agghiacciante di un rapimento in Messico e di quello che la violenta perdita della loro figlia ha provocato nella famiglia.

La speranza era descritta come una tossina, soprattutto nelle famiglie delle persone ancora sequestrate.

In questa famiglia, la speranza era vissuta in due modi: alcuni si sono purificati dalla speranza, per cercare di andare avanti nella vita; altri hanno vissuto nella speranza che alla fine li ha però distrutti. Vivere nella speranza è come essere legati in un mare tempestoso al più piccolo salvagente, salire e scendere in maree di "forse sì" e poi un duro "no", ancora e ancora, e diventa una forma di tortura continua.

Coloro che hanno vissuto questo incubo interiore sono diventato  come dei fantasmi, fisicamente e spiritualmente, vuoti, spenti,  diventando irriconoscibili quando la forza vitale svanisce.

 

Ma c'è ancora un altro tipo di speranza. È la speranza di unire le nostre piccole forze con l'alto potere di Dio.

Non è necessario che tu sia solo nell'oscurità, con la tua piccola luce. Possiamo unire le nostre piccole luci e moltiplicare il potere della luce.

Puoi unire la tua luce alla luce di Dio e lasciare che la tua luce lentamente si intensifichi e si irradi.

In questo modo sperare non toglie il dolore.

Non dissolve la terribile circostanza.

Ma ti impedisce di diventare l'oscurità che ti affligge e di ritirarti nella disperazione.

Aumenta la tua fede nella bontà fondamentale, che è alla base di tutta la vita e ti mantiene aperto alla redenzione in modi che non puoi nemmeno immaginare.

 

La stella dei Magi è un’immagine di questa fusione di luci.

Il 21 dicembre è stato il solstizio d'inverno, l'oscurità più lunga di qualsiasi altro giorno nell'emisfero settentrionale. Nel cielo la congiunzione di due luci celesti: Giove e Saturno. La congiunzione è rara e si ipotizza che sia stata quella che ha formato la stella di Betlemme. Succede ogni 20 anni, ma spesso accade vicino alla luce del giorno e non può essere vista.

Non era successo al buio, e con questa vicinanza, dal 1623.

Proprio l'immagine giusta per noi, dopo un anno come il 2020. Un anno duro nella speranza, duro nella fede e di vera tensione per l’amore.

Il messaggio vero e originale del Natale è il nostro quest'anno. C'è una luce, la luce risplende nell'oscurità e l'oscurità non può vincerla.

Per i cristiani la Luce ha un nome. È Gesù.

E alla grande luce di Dio possiamo unire la nostra.

Buon Natale! Buone vacanze! Un felice anno nuovo!

Possa Dio rafforzare la determinazione che tutti condividiamo, di portare pace e guarigione nel mondo, a cominciare dai bambini.

 

Padre Rick Frechette

Dicembre  2020

 

 

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